09
MAR
2012

futuro del PC

Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l’organizzazione collettiva del
lavoro.
Per consuetudine moderna è chiamato comunismo il movimento politico riferito prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël
Babeuf, Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una società dai caratteri comunisti.
Tra le pieghe dell’Illuminismo francese si erano però avuti dei veri esempi di proto-comunismo, ad esempio in Jean Meslier e in Morelly, nei quali si teorizzava l’abolizione della proprietà
privata, il controllo dello stato sui mezzi di produzione dei beni di consumo, distribuiti al bisogno dallo stato stesso.
Per estensione, è chiamato comunismo il movimento dai molteplici aspetti che ha difeso o, secondo alcuni, travisato, le sue premesse storiche. Le correnti di tale movimento hanno quasi sempre
preso il nome da capi politici che si sono distinti nelle varie rivoluzioni moderne: marxismo, leninismo, stalinismo, trotskismo, maoismo, ecc.
Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina politica e tanto meno una utopia, ma un divenire della realtà nell’epoca del capitalismo sviluppato:
Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora
trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili. » (Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847)